L’84% delle aziende fallite nel 2015 non aveva un sito web. Ritardo digitale, quanto ci costi?

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L’84% delle aziende fallite nel 2015 non aveva un sito web. Ritardo digitale, quanto ci costi?

 
L’Italia ha un ritardo digitale pari a circa 2 punti di PIL e una conseguente mancata creazione di 700 mila posti di lavoro.

È questo uno dei dati evidenziati durante il Fed, il Forum dell’economia digitale, tenutosi la scorsa settimana a Milano, per discutere sulla situazione italiana in ambito digitale.

Un gap sconcertante stimabile intorno ai 25 miliardi di euro di mancati investimenti all’anno, che si ripercuote sul nostro modo di fare business creando differenze e distanze incolmabili in Europa.

 

Gap digitale

Per farci un’idea di come il Bel Paese sia un passo indietro rispetto agli altri Stati UE, basta pensare che il 28% degli italiani non ha mai utilizzato Internet, contro una media europea del 16%, e solo 11,6 milioni di famiglie hanno accesso a una connessione ADSL.

Inoltre, troviamo l’Italia in 24^ posizione su 28 per le competenze digitali di individui e imprese e al fondo della classifica per l’utilizzo degli strumenti online, come le transazioni, le interazioni e la lettura delle notizie.

Sembra quasi che il nostro Paese abbia preferito chiudere gli occhi davanti al progresso, preferendo una situazione consolidata e stagnante piuttosto che le opportunità offerte dal digitale. Per esempio, lo sapevate che, secondo Marco Gay, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, “ogni 10 persone raggiunte dalla rete, una esce dalla povertà grazie a strumenti di apprendimento e offerte di lavoro”?

 

Le aziende

In Italia, le piccole e medie imprese rappresentano il 67,3% del PIL, ed è proprio da qui che deve partire la rivoluzione web. Le aziende digitali, infatti, crescono annualmente dal 6 al 13% in più delle altre, con un margine più alto del 3-4%.

Nonostante queste premesse, l’Italia crede ancora poco in queste potenzialità, e solo il 6,5% delle Pmi vende online, contro una media europea del 16%. Conosciamo i nostri settori di punta, come la manifattura, il food, il turismo e il lusso, ma risultiamo ancora restii a valorizzarli con la digitalizzazione. Un cambiamento che influirebbe anche sull’occupazione: ogni nuovo posto di lavoro nell’innovazione ne fa nascere altri 5.

Fate parte degli scettici conservatori? Questo dato vi farà cambiare idea: l’84% delle aziende fallite nel 2015 non aveva un sito web.

 

Facebook

Anche il country manager di Facebook Italia, Luca Colombo, partecipando al Fde, ha rimarcato come il Social Network stia diventando un mezzo per far conoscere la propria attività. Uno strumento molto utile alle nostre Pmi, visti i 28 milioni di italiani collegati a Facebook.

Ma come attuare il cambiamento? In quale modo possiamo iniziare nel nostro piccolo a trasformare la nostra attività? Luca Colombo ha individuato 10 punti indispensabili per “fare il salto”:

  1. Cambiare il Consiglio d’amministrazione inserendo una figura nuova: l’esperto digitale.
  2. Eliminare ogni blocco all’utilizzo di internet sul lavoro.
  3. Dotare ogni dipendente di computer o smartphone.
  4. Favorire la cultura digitale investendo parte del fatturato in formazione e istruzione.
  5. Ascoltare i giovani e valorizzarli per far entrare in azienda le pratiche digitali.
  6. Non considerare la tecnologia come obiettivo, ma come mezzo per facilitare l’attività delle persone.
  7. Considerare come investimento (e non come costo) le spese in tecnologia e digitale.
  8. Non rimandare la digitalizzazione, anche se sembra non necessaria in azienda. Nel medio-lungo periodo verrete premiati.
  9. Sostenere la conoscenza digitale di università e scuole.
  10. Tutti all’interno dell’azienda devono comprendere l’importanza della digitalizzazione e condividere questa visione di business.

 

Siete pronti a saltare?

Fonti:
wired.it
ilgiornale.it
lastampa.it
ilsole24ore.com

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